Si discute con crescente intensità di nuovi incentivi per le auto elettriche nel 2026, allineati alle rigide regole dell’Unione Europea, con contributi potenziali fino a 11.000 euro per le famiglie con ISEE basso.
Questa misura mira a prolungare l’effetto esplosivo dei bonus distribuiti nell’ottobre 2025, che hanno catapultato le immatricolazioni BEV di un +80% a febbraio, evitando un brusco rallentamento una volta esauriti i fondi residui. I dettagli sono ancora in fase di definizione a livello governativo, ma il meccanismo dovrebbe privilegiare rottamazione di veicoli Euro 0-4 e acquisti di modelli con emissioni zero, integrandosi con il PNRR e gli obiettivi green del 2035.
L’associazione Motus-E ha lanciato un allarme urgente: senza riforme fiscali mirate alle flotte aziendali, la crescita del mercato elettrico rischia di arenarsi. Oggi, le aziende rappresentano solo il 20% delle vendite BEV, contro il 40% nel totale auto, penalizzate da un regime IVA e benefit fiscali sfavorevoli rispetto alle termiche. Proposte concrete includono detrazioni al 100% per leasing aziendali e sgravi IRPEF per i dipendenti che usano EV, sul modello tedesco o francese, per stimolare il noleggio a lungo termine e le politiche corporate di decarbonizzazione.
Questi interventi sono cruciali per l’Italia, che deve colmare il gap con la media UE (dove le BEV sfiorano il 15% di quota). Senza, il boom di city car cinesi come la Leapmotor T03 – trainato dai privati – non basterà a raggiungere i target CO2, esponendo il Paese a multe miliardarie da Bruxelles. Il governo Meloni, sotto pressione di Confindustria e sindacati, starebbe valutando un ecobonus 2.0 da 1 miliardo di euro, con priorità al Sud per riequilibrare lo sviluppo infrastrutturale delle colonnine (oggi solo 55.000 in tutta Italia).
Per i consumatori, l’orizzonte è promettente: un ISEE sotto i 30.000 euro potrebbe significare auto elettriche accessibili da 15-20.000 euro effettivi, democratizzando la mobilità green. Ma l’urgenza è palpabile – Motus-E prevede un -30% di vendite post-incentivi se non si agisce subito. Tra marzo e aprile, il decreto attuativo sarà decisivo per trasformare l’ottimismo di febbraio in una traiettoria sostenibile
