Partiamo da una domanda semplice: davvero le nuove motorizzazioni vanno a fuoco più spesso delle tradizionali? I numeri dicono altro e meritano calma nel leggerli.
Negli Stati Uniti una società che ha analizzato i dati NTSB segnala circa 25 incendi ogni 100.000 veicoli elettrici, contro 1.530 per 100.000 nei mezzi a benzina/diesel e 3.475 per le ibride.
In Svezia i dati 2024 dell’MSB confermano un quadro simile: 4,54 incendi ogni 100.000 veicoli elettrici/ibridi vs 62,28 nel totale del parco. Questo suggerisce un rischio relativo più elevato per i termici quando si rapporta agli stock.
La differenza non è solo nelle cifre ma nel “come” si manifestano gli eventi. Le batterie agli ioni di litio possono generare thermal runaway, casi rari ma con spegnimenti più complessi e possibili riaccensioni.
Nel corso di novembre sono emerse molte storie sui social. Noi preferiamo guardare ai dati verificabili per offrire un quadro chiaro e rassicurante.
Principali punti da ricordare
- I dati mostrano una frequenza inferiore di roghi tra le auto elettriche rispetto ai termici.
- Le ibride mostrano numeri più alti, probabilmente per la complessità dei sistemi.
- La gestione degli incendi con batterie richiede tecniche specifiche e risorse maggiori.
- La percezione pubblica può essere distorta dall’effetto novità e dalla copertura mediatica.
- Valutare sia la sicurezza intrinseca sia comportamenti e manutenzione quotidiana.
Notizia e contesto: quando un’auto elettrica va a fuoco fa più notizia di un’auto a benzina
Un episodio di novembre ha riacceso il dibattito pubblico. Una Renault Zoe ha preso fuoco vicino alla scuola Montessori San Giusto. Non c’erano persone a bordo, ma per precauzione l’istituto è stato evacuato.
Cosa è successo sul posto
I vigili del fuoco sono intervenuti rapidamente, hanno delimitato l’area e avviato le verifiche. Le operazioni di spegnimento sono state complesse per la natura della batteria. Polizia Locale e vigili indagano sulle cause.
Perché la percezione è distorta
I video condivisi in tempo reale amplificano ogni episodio. Un singolo filmato genera commenti e ipotesi tecniche, spesso senza perizie ufficiali. Così un caso isolato può sembrare una tendenza.
- Priorità alla sicurezza: evacuazione e cordoni per proteggere le persone.
- Indagini lente: servono operazioni e analisi tecniche per capire cause e prevenire.
- Il ruolo dei video: mostrano l’evento, ma non sostituiscono i fatti accertati.
Da genitori o vicini, fidarsi delle indicazioni sul posto è la scelta giusta. Seguiremo gli esiti ufficiali prima di trarre conclusioni.
Dati alla mano: auto elettrica incendio vs auto termiche e ibride
Guardando i dati ufficiali si nota subito una tendenza chiara e misurabile.
Stati Uniti. L’analisi di AutoInsuranceEZ basata su NTSB segnala circa 25 incendi ogni 100.000 veicoli elettrici venduti. Per le vetture a benzina/diesel il valore sale a 1.530 ogni 100.000, mentre le ibride raggiungono 3.475 ogni 100.000.

Europa e Svezia
Un progetto Horizon 2020 e i report MSB (Svezia, 2024) confermano lo stesso orientamento.
La Svezia registra 4,54 incendi ogni 100.000 per veicoli elettrici/ibridi in circolazione contro 62,28 per il totale del parco. Questo dato considera anche atti dolosi.
Ibride sotto la lente
Le ibride mostrano incidenze più elevate. La ragione è la duplice architettura: motore termico più componente elettrica crea più punti di possibile guasto.
- Negli USA: la differenza per 100.000 è netta e a favore dei BEV in termini di frequenza.
- In Europa: studi finanziati confermano che la narrativa della maggiore pericolosità non trova riscontro nei dataset.
- Rischio vs gravità: una batteria coinvolta può richiedere interventi complessi, ma capita meno spesso.
Perché gli incendi delle auto elettriche sono diversi: batterie, rischio e gestione in sicurezza
Capire come si sviluppa un thermal runaway aiuta a spiegere perché serve una risposta diversa dai vigili fuoco.

Thermal runaway della batteria: dinamica e tempi di intervento
Il thermal runaway è l’aumento incontrollato della temperatura di una cella agli ioni di litio che può propagarsi ad altre celle con sviluppo di fiamme o gas.
I costruttori riducono il rischio con barriere fisiche, sensori termici e sistemi che isolano i moduli oltre soglie critiche.
In caso di fuoco, lo spegnimento può richiedere grandi volumi d’acqua, sabbia o immersione del veicolo per diverse ore per prevenire riaccensioni.
- Protezione in fabbrica: test di surriscaldamento, taglio e impatto e controlli end-of-line.
- Tattiche dei vigili del fuoco: raffreddamento prolungato, monitoraggio e isolamento dell’area.
- Sicurezza quotidiana: integrità meccanica, ricarica corretta e manutenzione regolare.
Le linee guida europee promuovono protocolli per parcheggi coperti e gestione delle infrastrutture. In pratica, la migliore difesa resta la prevenzione: dispositivi testati e comportamenti semplici riducono significativamente il rischio nei veicoli.
Conclusione
I numeri mostrano che il rischio reale è diverso da quello percepito. In termini di probabilità, le auto elettriche si incendiano meno spesso rispetto ai veicoli a benzina/diesel, mentre le ibride registrano tassi più elevati.
Per le famiglie la regola è semplice: conoscere i dati, seguire le istruzioni del costruttore e usare punti di ricarica idonei. Le batterie richiedono procedure specifiche in caso di fuoco, e l’intervento dei vigili può durare più a lungo.
Negli ultimi anni la diffusione delle auto ha aumentato l’attenzione pubblica, soprattutto a novembre con alcuni casi molto visibili. Restare informati e prudenti rende la mobilità elettrica più sicura per tutti.
